Il pressing alto sulla costruzione dal basso è una delle fasi di gioco più difficili da allenare, perché mette insieme tre richieste che i giocatori faticano a combinare: aggressività, pazienza e sincronismo. Quasi tutti gli allenatori si scontrano con lo stesso problema. La squadra parte forte, i due attaccanti corrono addosso al portiere e ai centrali, ma alle loro spalle il reparto non sale, le distanze si allungano e un solo passaggio verticale basta per saltare la prima linea di pressione. Risultato: tanta corsa, poca riconquista e una squadra spaccata in due.
Dall’altra parte del campo c’è un problema speculare. Molte squadre vogliono uscire palla a terra, ma lo fanno solo quando nessuno le disturba. Appena la pressione avversaria diventa organizzata, il portiere calcia lungo e il lavoro sulla prima costruzione si perde.
L’esercitazione che presento in questo articolo risponde a entrambe le esigenze con un 7 contro 6 più portiere costruito attorno a una regola semplice ma decisiva: una zona protetta davanti alla porta in cui chi pressa non può entrare finché la palla resta lì. Questo vincolo obbliga la squadra in non possesso a pressare a un’altezza precisa, con tempi e coperture corretti, invece di inseguire il pallone fino all’area di rigore. Se allenate dai Giovanissimi in su e volete una proposta che faccia crescere insieme la pressione offensiva e l’uscita palla, troverete qui organizzazione, regole, varianti, errori tipici e indicazioni pratiche per gestirla al meglio.
OBIETTIVO
La finalità primaria dell’esercitazione è insegnare alla squadra in non possesso a esercitare una pressione offensiva organizzata su una costruzione bassa avversaria, scegliendo un’altezza di campo definita e muovendosi come un blocco unico. Il vincolo della zona protetta non serve a limitare il pressing, ma a dargli una forma: i giocatori imparano che pressare alto non significa pressare ovunque, ma chiudere linee di passaggio, orientare l’avversario verso una zona e aggredire nel momento giusto, cioè quando la palla esce dal settore protetto o quando arriva su un giocatore in condizione sfavorevole.
Gli obiettivi secondari sono distribuiti su entrambe le squadre. Chi difende lavora sui trigger del pressing (passaggio laterale, ricezione spalle alla porta, palla lenta, controllo sbagliato), sulle coperture preventive del secondo reparto e sulla transizione positiva, perché ogni pallone recuperato va trasformato rapidamente in un tiro verso la porta difesa dal portiere. Chi costruisce, invece, allena la gestione del pallone sotto pressione, la ricerca dell’uomo libero, la mobilità dei centrocampisti tra le linee e la capacità di attirare la pressione per poi superarla.
La trasferibilità in partita è immediata. La disposizione delle due squadre riproduce fedelmente una situazione reale: la prima costruzione con portiere, linea a quattro e tre centrocampisti contro un blocco di pressione formato da due attaccanti e quattro centrocampisti. Sul piano metodologico si tratta di un gioco a tema di tipo situazionale, in cui il principio tattico è isolato ma inserito in un contesto aperto, con avversari veri, direzione di gioco e obiettivi contrapposti. È proprio questa natura aperta a rendere l’apprendimento solido: i giocatori non eseguono uno schema, ma leggono e decidono.
DURATA
GIOVANISSIMI: tempo totale 18 minuti; 4 serie da 3 minuti; recupero 2 minuti tra le serie.
ALLIEVI: tempo totale 18 minuti; 4 serie da 3 minuti e 30 secondi; recupero 1 minuto e 20 secondi tra le serie.
JUNIORES: tempo totale 20 minuti; 5 serie da 3 minuti; recupero 1 minuto e 15 secondi tra le serie.
PRIMA SQUADRA: tempo totale 20 minuti; 5 serie da 3 minuti; recupero 1 minuto e 15 secondi tra le serie.
MATERIALE
- 1 porta regolamentare con rete
- 10-12 palloni, posizionati in parte dentro la porta e in parte accanto al portiere per ripartenze rapide
- Delimitatori o coni bianchi per segnare il limite del settore protetto
- Delimitatori o coni gialli (oppure un nastro o una linea tracciata) per la linea di meta
- Coni di colore diverso per delimitare le linee laterali, se si lavora su un campo non tracciato
- Casacche di due colori, più eventuali casacche per i giocatori di riserva
- Cronometro e fischietto
- Facoltativo: lavagna tattica a bordo campo per i rientri durante i recuperi
GIOCATORI
Il numero minimo è di 14 giocatori: un portiere e 7 giocatori di movimento per la squadra che costruisce, 6 giocatori per la squadra che pressa. La configurazione ideale prevede 16-18 elementi, così da avere 2-4 riserve da far ruotare a ogni serie e mantenere alta l’intensità di chi pressa.
La squadra in possesso è disposta con un 1-4-3: portiere, due difensori centrali, due terzini e tre centrocampisti, uno dei quali agisce da vertice basso. La squadra in non possesso si dispone con un 2-4: due attaccanti in prima linea di pressione e quattro centrocampisti alle loro spalle. Il portiere è indispensabile, perché è il primo costruttore e allo stesso tempo l’ultimo difensore quando la squadra che pressa riconquista e va al tiro.
Se il numero cambia, l’esercitazione si adatta facilmente. Con 12 giocatori si passa a un 6+P contro 5 (1-4-2 contro 2-3), mantenendo la superiorità numerica di chi costruisce. Con 16 o più giocatori si può salire a un 8+P contro 7, aggiungendo una punta alla squadra in possesso come riferimento lungo e un difensore alla squadra che pressa, che resta dietro la linea dei centrocampisti a controllarla. È importante non stravolgere il rapporto numerico: la squadra che costruisce deve avere almeno un uomo in più, altrimenti l’uscita palla diventa irrealistica.
DESCRIZIONE
L’organizzazione iniziale è semplice. Il portiere della squadra blu ha il pallone in area, i due centrali si aprono ai lati dell’area di rigore all’interno del settore protetto, i terzini si alzano larghi sulle fasce e i tre centrocampisti si posizionano a diverse altezze per offrire linee di passaggio interne. I rossi si dispongono subito fuori dal settore protetto: i due attaccanti all’altezza del limite, pronti a schermare i centrali e il vertice basso, i quattro centrocampisti alle loro spalle, con le due mezzali di pressione orientate verso i terzini e i due centrali a controllo dei centrocampisti avversari.
L’azione parte sempre dal portiere. Finché la palla circola dentro il settore protetto, i rossi non possono entrare: il loro compito è posizionarsi, schermare, accorciare e invitare la costruzione verso una zona in cui la pressione è già preparata. Nel momento in cui la palla esce dal settore, con un passaggio o con una conduzione, il vincolo decade e i rossi possono aggredire in ogni zona del campo. Questo è il cuore metodologico della proposta: la squadra che pressa impara ad aspettare il segnale corretto invece di sprecare energie su un pallone che ancora non può conquistare.
L’obiettivo dei blu è superare la pressione e portare la palla oltre la linea di meta gialla, tracciata poco oltre la metà campo. Il punto è valido se un giocatore blu oltrepassa la linea in conduzione controllata oppure riceve un passaggio oltre la linea e lo controlla. I rossi, al contrario, devono recuperare il possesso e finalizzare nella porta difesa dal portiere blu nel minor tempo possibile.
Il comportamento richiesto ai giocatori è molto diverso nelle due fasi. I rossi devono pressare con la squadra corta: quando un attaccante esce sul centrale, il compagno di reparto deve schermare l’altro centrale o il vertice basso, mentre il centrocampista più vicino accorcia sul terzino o sul centrocampista che può ricevere. Nessuno deve uscire da solo. Il pressing efficace nasce dalla somma di piccoli movimenti sincronizzati: uno aggredisce, uno copre, uno scherma, gli altri accorciano e chiudono le distanze.
I blu, invece, devono imparare a usare la superiorità numerica con calma e ritmo. La circolazione bassa serve ad attirare i due attaccanti, il vertice basso deve muoversi per trovare la linea di passaggio libera, i terzini devono dare ampiezza e i due centrocampisti più avanzati devono abbassarsi o allargarsi per creare il terzo uomo. Qui entra in gioco la relazione tra gesto tecnico, scelta e ritmo: un passaggio teso e sul piede giusto permette al compagno di girarsi, mentre lo stesso passaggio lento o sul piede sbagliato diventa il trigger perfetto per la pressione avversaria. Allo stesso modo, un controllo orientato che apre il campo vale più di qualsiasi giocata individuale.
Quando i rossi recuperano palla, la transizione deve essere immediata: la prima scelta è la verticalizzazione verso la porta, perché in quel momento la squadra blu è aperta e sbilanciata nella costruzione. Quando invece i blu superano la linea gialla, l’azione si chiude e si riparte subito dal portiere, con i rossi che devono riorganizzarsi rapidamente fuori dal settore protetto. Per approfondire il lavoro sulla prima fase di possesso, può essere utile collegare questa proposta a esercitazioni specifiche di uscita palla.

AREA DI GIOCO
Per Juniores e Prima Squadra il campo ideale va dalla linea di fondo fino a circa 5-8 metri oltre la linea di metà campo, per una lunghezza complessiva di circa 55-60 metri, sfruttando tutta la larghezza regolamentare (60-65 metri). Per Giovanissimi e Allievi conviene ridurre la larghezza a 50-55 metri, restringendo le fasce con i coni, e la lunghezza a circa 50 metri, per rendere il pressing più sostenibile e le distanze più gestibili.
Il campo è suddiviso in due settori. Il settore protetto, delimitato con i coni bianchi, parte dalla linea di fondo e arriva a circa 25-28 metri dalla porta, cioè qualche metro oltre il limite dell’area di rigore, su tutta la larghezza. Il secondo settore va dal limite del settore protetto fino alla linea di meta gialla, posizionata oltre la metà campo.
La logica della disposizione è precisa. La profondità del settore protetto stabilisce l’altezza di partenza del pressing: più è profondo, più la pressione nasce lontano dalla porta avversaria e più la squadra in possesso ha tempo per organizzarsi. La posizione della linea gialla, invece, definisce quanto campo i blu devono conquistare: collocarla oltre la metà campo obbliga la squadra in costruzione a superare non solo la prima linea di pressione, ma anche il reparto dei centrocampisti, proprio come accade in partita.
REGOLE
- Ripartenza dal portiere: ogni azione inizia sempre dal portiere blu, sia dopo un punto sia dopo un pallone uscito.
- Vincolo del settore protetto: finché la palla è all’interno del settore bianco, nessun giocatore rosso può entrarvi. Il vincolo decade appena la palla ne esce con un passaggio o una conduzione.
- Punto per i blu: 1 punto quando un giocatore blu supera la linea gialla in conduzione controllata o riceve e controlla un passaggio oltre la linea.
- Punto per i rossi: 1 punto per ogni gol segnato nella porta difesa dal portiere dopo un recupero palla.
- Palla fuori: se esce lateralmente o sul fondo, si riparte dal portiere blu per mantenere alta la frequenza delle situazioni di costruzione.
- Rilancio lungo del portiere: non è consentito nella versione base. Il portiere deve giocare corto all’interno del settore protetto, così da allenare davvero l’uscita palla.
- Fuorigioco: non previsto, per semplificare la lettura e concentrare l’attenzione sul principio tattico.
- Rotazione dei ruoli: le squadre si scambiano i compiti a metà del lavoro, così che tutti allenino sia la pressione sia la costruzione.
VARIANTI
Settore protetto più corto per alzare la pressione
Riducendo la profondità del settore bianco a circa 18-20 metri, cioè poco oltre il limite dell’area, il pressing parte più in alto e la squadra in costruzione ha meno spazio per far circolare il pallone. Questa variante serve a lavorare su un’altezza di pressione più aggressiva, tipica delle squadre che vogliono riconquistare palla vicino alla porta avversaria. L’effetto è un aumento netto della pressione temporale sui costruttori e una maggiore esigenza di coordinazione tra attaccanti e centrocampisti, che devono accorciare più velocemente. È particolarmente adatta a Juniores e Prima Squadra, dove la qualità tecnica permette di reggere la costruzione sotto pressione senza che il gioco diventi una sequenza di palloni persi.
Bonus per la riconquista rapida
Il gol dei rossi vale 2 punti se arriva entro 8 secondi dal recupero palla. Questa regola trasforma la transizione positiva in un obiettivo esplicito e spinge la squadra in non possesso a pensare all’attacco ancora prima di recuperare il pallone: chi non partecipa direttamente al pressing deve già posizionarsi per ricevere in verticale. L’effetto è una maggiore verticalità dopo la riconquista e una presa di coscienza di quanto valga il recupero alto. È adatta a Allievi, Juniores e Prima Squadra; nei Giovanissimi si può allungare la finestra a 10-12 secondi.
Uscita libera del pressing su trigger specifico
I rossi possono entrare nel settore protetto anche con la palla al suo interno, ma solo in presenza di un trigger definito dall’allenatore: per esempio un passaggio all’indietro verso il portiere oppure un passaggio laterale tra i due centrali. Questa variante sposta il focus dalla semplice altezza del pressing alla lettura dei segnali. La squadra impara a riconoscere i momenti in cui l’avversario è vulnerabile e a uscire tutta insieme. L’effetto è un pressing più intelligente e meno dispendioso, che rispecchia le scelte di molte squadre professionistiche. È consigliata per Juniores e Prima Squadra, dove la complessità cognitiva è sostenibile.
Limite di tocchi per la squadra in costruzione
Si impone ai blu un massimo di due tocchi nel settore protetto, mantenendo il gioco libero oltre il limite. Il vincolo accelera la circolazione, costringe i costruttori a preparare la giocata prima di ricevere e rende più frequenti i trigger per la squadra che pressa. L’effetto principale è l’aumento della velocità di pensiero sotto pressione. È ideale per Allievi e Juniores, mentre nei Giovanissimi è preferibile introdurla solo quando la squadra mostra già una buona gestione del pallone a tre tocchi.
Punto aggiuntivo per la conduzione oltre la linea
Il punto dei blu vale doppio se un giocatore oltrepassa la linea gialla in conduzione dopo aver superato direttamente un avversario o dopo una combinazione con il terzo uomo. Questa regola valorizza la qualità della costruzione e non solo il risultato finale. Spinge i blu a cercare soluzioni elaborate, come il terzo uomo o la ricezione orientata tra le linee, invece del semplice passaggio lungo sopra la pressione. È adatta a tutte le categorie, con particolare utilità per Giovanissimi e Allievi, dove serve stimolare il coraggio nel gioco palla a terra.
ERRORI COMUNI
Pressione individuale e non collettiva
È l’errore più frequente. Un attaccante esce con grande determinazione sul centrale, ma i compagni non lo seguono. Si verifica perché i giocatori associano il pressing all’aggressività personale e non al movimento di squadra. La conseguenza è che basta un passaggio al compagno libero per saltare la prima linea, con il resto della squadra fuori posizione. L’allenatore può correggerlo fermando il gioco nel momento esatto in cui il pressing parte isolato, mostrando le distanze tra i reparti e chiedendo a chi esce di farlo solo quando il compagno ha già schermato la linea di passaggio successiva.
Corsa diretta sul portatore senza schermare
Molti giocatori aggrediscono il portatore in linea retta, lasciando aperta la linea di passaggio alle loro spalle. Accade perché l’attenzione è tutta sul pallone e non sullo spazio. La conseguenza è che il pressing diventa inutile: il costruttore scarica facilmente sul compagno libero. La correzione passa dal concetto di corsa curva: l’allenatore chiede di uscire sul portatore con un movimento ad arco che chiuda contemporaneamente il passaggio verso il centro o verso il vertice basso, orientando la giocata verso la fascia.
Reparto di centrocampo che non accorcia
Gli attaccanti pressano, ma i quattro centrocampisti restano bassi per paura di essere superati. Si verifica per insicurezza o per una cattiva comprensione del principio di squadra corta. La conseguenza è uno spazio enorme tra le linee, dove i centrocampisti avversari ricevono comodamente fronte alla porta. L’allenatore deve fissare un riferimento concreto, per esempio una distanza massima di 10-12 metri tra attaccanti e centrocampisti, e sottolineare con feedback immediati ogni volta che il reparto resta troppo lontano.
Entrata anticipata nel settore protetto
Alcuni giocatori rossi entrano nel settore bianco prima che la palla ne sia uscita. Succede per impazienza o per scarsa attenzione alla regola. Oltre a falsare l’esercitazione, la conseguenza tattica è un pressing ultra-offensivo che in partita lascia la squadra scoperta. La correzione è semplice ma va applicata con coerenza: ogni ingresso irregolare assegna un punto ai blu. In pochi minuti la regola diventa un’abitudine.
Costruttori statici e passaggi lenti
Nella squadra blu, l’errore tipico è far circolare il pallone senza movimento: i centrocampisti restano fermi, i passaggi sono lenti e prevedibili. Accade perché la superiorità numerica dà un falso senso di sicurezza. La conseguenza è che la pressione avversaria trova sempre il tempo per orientare e chiudere. L’allenatore deve chiedere passaggi tesi, ricezioni con il corpo aperto e movimenti continui per creare il terzo uomo, interrompendo il gioco quando la circolazione diventa orizzontale e senza scopo.
Transizione lenta dopo il recupero
Dopo aver recuperato palla, i rossi spesso si fermano, come se l’obiettivo fosse già raggiunto. Si verifica perché l’attenzione mentale è tutta sul pressing e non sulla fase successiva. La conseguenza è che i blu hanno il tempo di riorganizzarsi. La variante del bonus a tempo è lo strumento più efficace per correggere questo comportamento, insieme a un feedback costante sulla prima giocata dopo il recupero.
CONSIGLI PER L' ALLENATORE
La prima cosa da osservare è la distanza tra i reparti della squadra che pressa. Prima ancora del recupero palla, è questa misura a dire se il pressing funziona. Una squadra corta, con attaccanti e centrocampisti a pochi metri, chiude spazi e linee di passaggio anche quando non conquista subito il pallone. Una squadra lunga, invece, corre molto e ottiene poco. Il secondo elemento da monitorare è la scelta del momento: la pressione deve partire su un trigger riconoscibile e non a caso.
Interrompete il gioco quando lo stesso errore strutturale si ripete per due o tre azioni consecutive, per esempio un pressing sempre isolato o un centrocampo che non sale. In quei casi, uno stop di 20-30 secondi con il fermo immagine sul posizionamento vale più di dieci correzioni urlate a distanza. Lasciate invece giocare quando gli errori sono individuali e occasionali, o quando la squadra sta trovando da sola le soluzioni: un’esercitazione interrotta troppo spesso perde ritmo e intensità, e il pressing senza intensità non si allena.
I feedback più efficaci sono brevi, concreti e orientati al comportamento: “Accorcia”, “Chiudi dentro”, “Esci adesso”, “Copri il compagno”. Per la squadra in costruzione funzionano bene indicazioni come “Corpo aperto”, “Attira e scarica”, “Cerca il terzo uomo”. Durante i recuperi tra le serie potete usare domande guidate per stimolare la riflessione: “Chi doveva coprire quando Marco è uscito sul centrale?” oppure “Dove si è creato lo spazio libero per l’uscita palla?”. In questo modo i giocatori costruiscono una comprensione autonoma del principio.
Il dosaggio di intensità e complessità va calibrato con attenzione. Il pressing collettivo è altamente dispendioso sul piano metabolico, con continue accelerazioni, frenate e cambi di direzione. Per questo i blocchi di gioco restano brevi e la rotazione delle riserve è fondamentale per mantenere alta la qualità della pressione. Inserite l’esercitazione nella parte centrale della seduta, dopo l’attivazione e prima di eventuali partite, quando la freschezza permette di lavorare sulla velocità di esecuzione.
Per adattare la proposta alle categorie, seguite una logica progressiva.
Con i Giovanissimi il focus principale è la comprensione del concetto di squadra corta e il rispetto del settore protetto. Lasciate i tocchi liberi, ingrandite leggermente il settore bianco e accettate un ritmo più contenuto. Il recupero più ampio tra le serie serve proprio a garantire qualità e lucidità nelle scelte.
Con gli Allievi si può introdurre il limite di tocchi per i costruttori e chiedere ai pressatori di riconoscere almeno un trigger chiaro, come il passaggio laterale tra i centrali. Il recupero si accorcia e aumenta la richiesta di velocità nelle uscite.
Con i Juniores l’esercitazione si avvicina al modello adulto: settore protetto ridotto, bonus per la riconquista rapida e lettura dei trigger multipli. È il momento di pretendere precisione nei movimenti di copertura e verticalità immediata dopo il recupero.
Con la Prima Squadra gli adattamenti riguardano ogni parametro. L’intensità deve essere massimale per tutta la durata del blocco, per questo i blocchi scendono a 2 minuti e 30 secondi. La densità aumenta grazie a recuperi di un solo minuto e a ripartenze immediate dal portiere senza pause. La complessità cognitiva cresce con l’introduzione di trigger specifici legati al modello di gioco della squadra e con la possibilità di variare l’altezza del pressing su comando dell’allenatore durante la serie. La velocità esecutiva richiesta ai costruttori sale con il limite di due tocchi nel settore protetto, mentre i pressatori devono chiudere le linee in tempi molto ridotti. Infine i vincoli e i tempi di gioco si fanno più rigidi: bonus per la riconquista entro 6 secondi, punto doppio per le uscite con il terzo uomo e obbligo di riposizionamento completo dei rossi entro pochi secondi dal termine dell’azione.
Il pressing alto sulla costruzione dal basso cambia il modello di gioco
Allenare il pressing alto sulla costruzione dal basso con un vincolo di altezza come la zona protetta porta vantaggi che vanno ben oltre la singola seduta. Sul piano generale, la squadra impara a difendere in avanti con criterio, riducendo il tempo che l’avversario ha per costruire e aumentando il numero di palloni recuperati in zone pericolose. Ogni riconquista alta vale doppio, perché trova la difesa avversaria aperta e sbilanciata.
Sul piano specifico, l’esercitazione sviluppa abilità che raramente si allenano bene in situazioni analitiche: la sincronia tra reparti, la lettura dei trigger, la corsa curva per schermare, la transizione immediata dopo il recupero. Allo stesso tempo, offre alla squadra in possesso un contesto realistico per migliorare l’uscita palla sotto pressione, rendendo la prima costruzione un’arma e non un rischio.
Le ricadute sul modello di gioco sono profonde. Una squadra che sa pressare corta a un’altezza definita può scegliere, partita per partita, se alzare o abbassare il baricentro, senza perdere compattezza. Inoltre, il lavoro alternato nelle due fasi crea una cultura condivisa: chi costruisce conosce le difficoltà di chi pressa, e viceversa, con evidenti benefici nella comprensione collettiva del gioco
In sintesi, questo 7 contro 6 a zona protetta è una proposta compatta, facile da organizzare e ricchissima di contenuti. Trasforma il pressing da semplice dimostrazione di aggressività a comportamento collettivo, ragionato e misurabile, e insegna ai giocatori una verità che vale a ogni livello: si recupera palla in avanti non correndo di più, ma muovendosi meglio insieme.
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