Ogni allenatore conosce la scena: in allenamento la squadra fa girare il pallone con disinvoltura, ma appena l'avversario alza il pressing in partita gli appoggi spariscono, i passaggi diventano frettolosi e il possesso si spegne in tre tocchi. Il gioco di posizione con jolly che presentiamo in questo articolo nasce per risolvere proprio questo problema, perché costringe chi ha palla a mantenere il possesso nel momento più difficile, cioè quando l'avversario è obbligato ad aggredire, e allo stesso tempo educa chi difende a riconoscere il segnale giusto per andare in pressione tutti insieme.
È un'esercitazione pensata per allenatori di settore giovanile agonistico e di prima squadra che vogliono lavorare sulla qualità del palleggio senza separarla dal lavoro di non possesso. Non si tratta di un semplice possesso "a tenere": la presenza di sponde esterne e di un jolly centrale crea una struttura posizionale precisa, mentre la regola di pressing attivata dal passaggio alla sponda trasforma ogni azione in una piccola sfida tattica tra chi costruisce e chi riaggredisce.
Nelle prossime sezioni troverai organizzazione, regole, tempi differenziati per categoria, varianti progressive, errori ricorrenti e le correzioni più efficaci da usare sul campo.
OBIETTIVO
La finalità primaria di questa esercitazione di possesso è insegnare alla squadra con palla a conservare il pallone in condizioni di pressione elevata, occupando gli spazi in modo razionale e offrendo sempre linee di passaggio pulite al compagno in possesso. Il punto non si ottiene facendo tanti passaggi in situazioni comode, ma riuscendo a combinare con continuità proprio quando gli avversari sono obbligati ad aggredire: è lì che si misura la reale qualità del palleggio.
Accanto a questo obiettivo principale ne emergono diversi secondari. Per la squadra in non possesso, il lavoro diventa una scuola di pressing su segnale: il passaggio verso una sponda esterna rappresenta un trigger chiaro e codificato, che obbliga i giocatori a partire insieme, accorciare le distanze e chiudere le linee di passaggio invece di inseguire il pallone in modo disordinato. Sul piano tecnico si allenano ricezione orientata, gioco a uno e due tocchi, qualità del passaggio rasoterra e postura del corpo aperta verso il gioco. Sul piano cognitivo si sviluppano scansione dello spazio prima della ricezione, rapidità decisionale e comunicazione.
La trasferibilità in partita è immediata. La situazione riproduce fedelmente la costruzione dal basso o lo sviluppo nella zona centrale quando l'avversario sceglie di pressare alto su un passaggio laterale o all'indietro, cioè uno dei momenti in cui le squadre perdono più palloni. Dal punto di vista metodologico, la proposta si colloca nella famiglia dei giochi posizionali con sponde, a metà strada tra il rondo e il gioco ridotto: mantiene la densità e la ripetitività del rondo, ma aggiunge orientamento, profondità e una regola di non possesso che la avvicina alla logica della partita.
DURATA
GIOVANISSIMI: tempo totale 18 minuti; 4 serie da 3 minuti; recupero 2 minuti tra le serie.
ALLIEVI: tempo totale 18 minuti e 30 secondi; 4 serie da 3 minuti e 30 secondi; recupero 1 minuto e 30 secondi tra le serie.
JUNIORES: tempo totale 20 minuti; 5 serie da 3 minuti; recupero 1 minuto e 15 secondi tra le serie.
PRIMA SQUADRA: tempo totale 20 minuti; 6 serie da 2 minuti e 30 secondi; recupero 1 minuto tra le serie.
MATERIALE
- 8 coni o delimitatori piatti per tracciare il rettangolo di gioco
- 4 coni di colore diverso per segnare la posizione delle due sponde sui lati corti
- 14 casacche di due colori (7 + 7)
- 3 casacche di un terzo colore per i jolly
- 10-12 palloni distribuiti lungo il perimetro per riprese rapide
- Cronometro e fischietto
- Facoltativo: lavagnetta o foglio per tenere il conteggio dei punti
GIOCATORI
La configurazione ideale prevede 17 giocatori: due squadre da 7 e 3 jolly. Due jolly agiscono da sponde esterne, posizionati ai lati corti del rettangolo, mentre il terzo si muove all'interno del campo come uomo libero centrale, sempre a favore della squadra in possesso. In questo modo chi ha palla gioca in una superiorità numerica di 10 contro 7, condizione che rende il possesso possibile ma non banale.
I portieri non sono necessari come tali, ma rappresentano una risorsa preziosa: possono essere utilizzati come sponde esterne, così da allenare il gioco con i piedi e la partecipazione alla costruzione. Il ruolo di jolly centrale andrebbe invece affidato a un centrocampista con buona visione di gioco, capace di orientarsi tra le linee.
Il numero minimo per mantenere la logica della proposta è di 13 giocatori (5 contro 5 più 3 jolly), riducendo proporzionalmente lo spazio. Con 15 giocatori si può giocare 6 contro 6 più 3 jolly. Se il gruppo è più numeroso, conviene inserire una quarta squadra in rotazione esterna, che entra al posto della squadra che ha totalizzato meno punti al termine di ogni serie, oppure aggiungere due sponde laterali sui lati lunghi.
DESCRIZIONE
Il gioco si sviluppa in un rettangolo centrale nel quale si affrontano due squadre da sette giocatori, disposte su posizioni di partenza ben definite. La squadra in possesso si apre occupando ampiezza e profondità, con giocatori sui corridoi esterni, alcuni nei mezzi spazi e una presenza centrale. Le due sponde stazionano ai lati corti del rettangolo, una per ciascuna estremità, mentre il jolly centrale si muove liberamente all'interno del campo e gioca sempre con la squadra che ha il pallone.
L'azione parte da una sponda o dall'allenatore. La squadra in possesso deve far circolare il pallone utilizzando compagni, jolly centrale e sponde, con l'obiettivo di conservarlo il più a lungo possibile. La squadra in non possesso, però, non difende come vuole: deve rispettare una regola base di pressing. Ogni volta che il pallone viene giocato a una delle due sponde esterne, i difendenti sono obbligati ad attivare una pressione aggressiva, accorciando in blocco sui possibili ricevitori e chiudendo le linee di passaggio interne. Il passaggio alla sponda diventa quindi un segnale codificato, un trigger che tutti devono riconoscere nello stesso istante.
Il punto viene assegnato alla squadra in possesso quando, dopo aver giocato con una sponda, riesce a completare almeno tre passaggi consecutivi senza perdere il pallone. Il cuore dell'esercitazione è proprio qui: chi ha palla viene premiato solo se sa uscire dalla pressione che lui stesso ha attivato, e chi difende viene premiato se il pressing è abbastanza rapido e compatto da impedirlo. Quando il pallone viene intercettato, i ruoli si invertono immediatamente e la squadra che ha recuperato diventa quella in possesso, sfruttando subito jolly e sponde.
Il principio metodologico è quello della relazione tra gesto tecnico, scelta e ritmo. Prima di servire la sponda, i giocatori in possesso devono già sapere cosa succederà dopo: chi si smarca per ricevere la palla di ritorno, chi garantisce l'appoggio di sicurezza, chi attacca lo spazio alle spalle della prima pressione. Il passaggio alla sponda non è un modo per liberarsi del pallone, ma un'azione preparata che deve generare il terzo uomo. Allo stesso modo, chi difende deve anticipare il segnale leggendo la postura del portatore e l'orientamento del passaggio, per arrivare in pressione nel momento in cui la sponda riceve e non un secondo dopo.
Il ritmo nasce da questa doppia lettura. Se il possesso è troppo lento, la pressione arriva prima che la squadra si riorganizzi; se è troppo frettoloso, i passaggi perdono precisione. L'obiettivo è trovare quella velocità di circolazione che consente di attirare l'avversario e poi superarlo con due o tre combinazioni rapide.

AREA DI GIOCO
Per la configurazione 7 contro 7 più 3 jolly, le dimensioni indicative del rettangolo sono di circa 40 metri di lunghezza per 35 di larghezza, ricavate nella zona centrale del campo, tra il limite dell'area di rigore e la linea di metà campo. Questa collocazione ha anche un valore didattico, perché i giocatori lavorano esattamente nella porzione di campo in cui in partita si sviluppano costruzione e consolidamento del possesso.
Le due sponde si posizionano al centro dei lati corti, in una piccola zona di circa 4-5 metri segnalata da coni di colore diverso, dentro la quale possono muoversi lateralmente per offrire un angolo di passaggio migliore. Il jolly centrale non ha una zona vincolata, ma deve restare all'interno del rettangolo.
La logica della disposizione è chiara: le sponde sui lati corti danno al possesso una direzione e una profondità, simulando il difensore centrale che fa ripartire l'azione da un lato e il riferimento offensivo dall'altro. Il pressing scatta quando il pallone arriva a una delle estremità, cioè nella situazione in cui in partita la squadra difendente ha il campo "chiuso" alle spalle del ricevitore e può aggredire con maggiore efficacia.
Con gruppi ridotti, le dimensioni scendono a circa 34×30 metri per il 6 contro 6 e a 30×25 metri per il 5 contro 5. Per la prima squadra, a parità di numero, è utile restringere ulteriormente il rettangolo a circa 36×32 metri, così da aumentare la densità e accelerare i tempi di gioco.
REGOLE
- Superiorità del possesso: il jolly centrale e le due sponde giocano sempre con la squadra in possesso, che si trova quindi in 10 contro 7.
- Trigger del pressing: quando il pallone viene giocato a una sponda, la squadra in non possesso deve obbligatoriamente andare in pressione aggressiva, accorciando e chiudendo le linee di passaggio interne.
- Assegnazione del punto: la squadra in possesso conquista un punto quando, dopo aver giocato con una sponda, completa almeno tre passaggi consecutivi.
- Vincolo per le sponde: le sponde giocano a due tocchi (a un tocco nelle categorie più evolute) e non possono passarsi il pallone tra loro direttamente.
- Vincolo per il jolly centrale: gioca a due tocchi e non può restituire il pallone al compagno da cui lo ha ricevuto.
- Recupero palla: se la squadra in non possesso intercetta, i ruoli si invertono immediatamente senza interruzioni.
- Palla fuori: l'allenatore riparte subito servendo la squadra che non ha commesso l'errore, così da non abbassare il ritmo.
- Pressione non rispettata: se la squadra in non possesso non attiva il pressing sul segnale, l'allenatore assegna un punto agli avversari.
VARIANTI
Punto doppio con cambio di sponda
In questa variante la squadra in possesso ottiene il punto normale con tre passaggi consecutivi dopo la sponda, ma conquista un punto doppio se riesce a portare il pallone da una sponda all'altra passando per almeno un giocatore interno. Cambia l'orientamento del possesso, che da conservativo diventa progressivo: i giocatori non cercano più soltanto di uscire dalla pressione, ma di sfruttarla per attaccare lo spazio lasciato libero dagli avversari che si sono sbilanciati in avanti. È una variante preziosa perché insegna che il pressing avversario non è solo un pericolo, ma anche un'opportunità. Si adatta molto bene ad Allievi e Juniores, che hanno le capacità tecniche per giocare in verticale sotto pressione.
Riaggressione a tempo dopo la perdita
Quando la squadra in possesso perde il pallone, ha 5 secondi per riconquistarlo. Se ci riesce, ottiene un punto bonus. Questa modifica introduce in modo esplicito il lavoro sulla transizione negativa: i giocatori non possono più considerare la perdita del pallone come la fine dell'azione, ma devono reagire immediatamente con la stessa intensità che chiedono agli avversari quando giocano con la sponda. L'effetto è un aumento netto del carico fisico e della concentrazione, oltre a un miglioramento della distanza tra i reparti durante il possesso, perché chi è ben posizionato riaggredisce meglio. È la variante più adatta alla Prima Squadra e alle Juniores.
Jolly centrale vincolato al tocco unico
Il jolly centrale può giocare solo di prima. La modifica sembra minima, ma cambia radicalmente il comportamento della squadra in possesso, che non può più "appoggiarsi" sul jolly per rallentare l'azione e deve preparare con maggiore anticipo i movimenti di sostegno intorno a lui. Si allena così il concetto di terzo uomo in modo molto concreto: chi serve il jolly deve sapere già chi riceverà da lui. È ideale per Juniores e Prima Squadra, mentre con i Giovanissimi conviene introdurla solo nelle ultime serie, dopo che il gruppo ha assimilato la struttura base.
Sponde attive con ingresso nel campo
Le sponde, dopo aver giocato il pallone, possono entrare nel rettangolo e scambiarsi di ruolo con il giocatore che ha passato loro il pallone. Questo crea un ricambio continuo di posizioni e simula i movimenti di rotazione tipici del gioco posizionale, come il difensore che sale palla al piede o il centrocampista che si abbassa a costruire. La squadra in non possesso deve leggere situazioni sempre diverse, mentre quella in possesso impara a mantenere l'occupazione razionale degli spazi anche quando gli interpreti cambiano. È una variante di grande valore formativo per Allievi e Giovanissimi, perché sviluppa la comprensione delle posizioni piuttosto che dei ruoli fissi.
ERRORI COMUNI
Giocare alla sponda senza preparare il ritorno
È l'errore più frequente: il giocatore in difficoltà scarica sulla sponda per liberarsi del pallone, ma nessun compagno si è preparato a ricevere la palla di ritorno. Succede perché i giocatori vedono la sponda come una via di fuga e non come una parte della combinazione. La conseguenza è che la sponda riceve con l'avversario già addosso e senza linee di passaggio, e il possesso si perde subito dopo. L'allenatore può correggerlo chiedendo esplicitamente che, prima di ogni passaggio verso l'esterno, ci siano almeno due soluzioni pronte per il ritorno, e può fermare il gioco nelle prime serie per far vedere dove avrebbero dovuto posizionarsi i compagni.
Pressing individuale e scollegato
Nella squadra in non possesso capita spesso che un solo giocatore parta forte sul segnale mentre gli altri restano fermi o arrivano in ritardo. Avviene perché il trigger non è ancora interiorizzato come azione collettiva e ognuno reagisce con i propri tempi. Il risultato è un pressing facilmente aggirabile, che lascia spazi enormi alle spalle del primo uomo. La correzione più efficace è lavorare sulla comunicazione: individuare un giocatore che "chiama" il pressing a voce e chiedere agli altri di accorciare insieme, con il principio che nessuno parte da solo e nessuno resta indietro.
Ricezione con il corpo chiuso
Molti giocatori ricevono frontali al passatore, con le spalle rivolte verso il resto del gioco. Accade per abitudine tecnica e per la mancanza di scansione prima della ricezione. Sotto pressione questo comportamento costringe a giocare all'indietro o a perdere tempo con un controllo in più, offrendo all'avversario il momento per intervenire. L'allenatore deve insistere sulla ricezione orientata, chiedendo di guardarsi intorno prima che il pallone arrivi e di ricevere con il piede più lontano dall'avversario, e può premiare con un punto bonus le combinazioni giocate a un tocco dopo una ricezione orientata.
Posizioni troppo vicine o troppo schiacciate
Quando la pressione sale, la squadra in possesso tende a raggrupparsi attorno al pallone per aiutare il compagno. È un istinto comprensibile, ma riduce lo spazio e moltiplica l'efficacia del pressing avversario, che con pochi uomini riesce a chiudere tutte le opzioni. L'allenatore deve ricordare che sotto pressione si allarga il campo, non lo si restringe: almeno due giocatori devono sempre garantire ampiezza sui corridoi esterni e uno deve offrire profondità.
Rallentare il gioco dopo il trigger
Alcune squadre, una volta servita la sponda, cercano di proteggere il pallone con conduzioni e dribbling invece di farlo circolare velocemente. Nasce dalla paura di sbagliare il passaggio sotto pressione. In realtà, più si tiene palla e più la pressione si consolida, fino al recupero. La correzione passa da un vincolo temporaneo, come il gioco a due tocchi per tutti, e da un feedback chiaro: contro un pressing organizzato si esce con la velocità della palla, non con la conduzione.
CONSIGLI PER L' ALLENATORE
Il primo elemento da osservare è la qualità dell'occupazione degli spazi prima del trigger. Il segnale di pressing è la sponda, ma la riuscita del possesso si decide nei secondi precedenti: se la squadra è ben distribuita su ampiezza, profondità e mezzi spazi, uscire dalla pressione diventa quasi naturale. Guarda dove si trovano i giocatori nel momento in cui il pallone parte verso la sponda, perché lì trovi la causa della maggior parte dei palloni persi.
Interrompi il gioco solo quando l'errore è strutturale e ricorrente, ad esempio quando la squadra in non possesso non riconosce il segnale o quando quella in possesso continua a schiacciarsi attorno al pallone. In questi casi un fermo di 20-30 secondi, con i giocatori immobili nelle posizioni sbagliate, vale più di molte parole. Lascia invece giocare quando l'errore è tecnico o occasionale: il gioco stesso, con il punto assegnato o negato, è già un feedback sufficiente. Nelle prime serie puoi fermare di più, nelle ultime quasi mai, per non togliere intensità.
I feedback più efficaci sono brevi e orientati all'azione successiva: "prepara il ritorno", "accorciate insieme", "apri il corpo", "allarga il campo". Evita le correzioni lunghe durante il gioco e conserva le spiegazioni più articolate per il recupero tra le serie, quando i giocatori hanno il tempo di ascoltare. Con il gruppo in non possesso è utile un feedback collettivo e non individuale, perché il pressing riuscito o fallito è sempre una responsabilità di squadra.
Per dosare intensità e complessità puoi agire su tre leve: le dimensioni del campo, i tocchi consentiti e la composizione delle squadre. Ridurre lo spazio aumenta la densità e accelera le decisioni; limitare i tocchi aumenta la velocità di circolazione; cambiare l'assegnazione dei jolly, ad esempio facendo giocare il jolly centrale con la squadra in non possesso, riduce la superiorità e rende il pressing più efficace.
Con i Giovanissimi l'attenzione principale va sulla comprensione della struttura: posizioni, funzione delle sponde e riconoscimento del segnale. Concedi due o tre tocchi, usa il campo nelle dimensioni più ampie e privilegia la chiarezza rispetto all'intensità. Con gli Allievi puoi introdurre il vincolo dei due tocchi per tutti e la variante del punto doppio, chiedendo una pressione più coordinata. Con le Juniores il lavoro deve avvicinarsi alla partita, con tocchi limitati, riaggressione dopo la perdita e attenzione alla collocazione dei reparti.
Con la Prima Squadra l'esercitazione va adattata su cinque parametri precisi. L'intensità deve essere massimale per tutta la durata del blocco, per questo i tempi di gioco si accorciano a 2 minuti e 30 secondi. La densità aumenta riducendo il campo a circa 36×32 metri, così che ogni ricezione avvenga sotto pressione reale. La complessità cognitiva cresce con il gioco a un tocco per le sponde, il jolly centrale vincolato al tocco unico e la regola di riaggressione entro 5 secondi. La velocità esecutiva richiesta è quella della gara: passaggi forti e precisi, ricezioni già orientate, movimenti di smarcamento anticipati. Infine i vincoli e i tempi di gioco si fanno più stringenti, con recuperi di un minuto e la possibilità di collegare il possesso agli obiettivi tattici della settimana, ad esempio indicando su quale lato si vuole indirizzare il pressing in base all'avversario della domenica.
Gioco di posizione con jolly: il pressing sulla sponda che cambia la partita
Il valore di questo gioco di posizione con jolly sta nella capacità di allenare insieme due fasi che troppo spesso vengono separate in allenamento. Da un lato c'è il possesso, inteso non come semplice circolazione, ma come capacità di attirare la pressione e superarla con ordine e qualità. Dall'altro c'è il non possesso, inteso come pressing collettivo che parte su un segnale preciso e non sull'iniziativa del singolo. Tutto avviene nello stesso spazio, nello stesso blocco di lavoro e con la stessa intensità.
I vantaggi generali sono evidenti: alta densità di tocchi per ogni giocatore, coinvolgimento costante, transizioni continue e un carico fisico che si avvicina a quello della gara. Tra i vantaggi specifici spiccano lo sviluppo della ricezione orientata e del gioco a pochi tocchi, la comprensione del concetto di terzo uomo, la sincronizzazione del pressing e l'abitudine a leggere il trigger prima che si manifesti.
Le ricadute sul modello di gioco sono concrete. Una squadra che ha interiorizzato questa esercitazione sa costruire dal basso senza farsi prendere dal panico quando l'avversario sale, perché ha imparato a riconoscere il momento in cui la pressione arriva e ha già preparato le soluzioni per uscirne. Allo stesso modo, sa trasformare un passaggio laterale o all'indietro dell'avversario nel segnale per aggredire tutti insieme, recuperando palloni in zone pericolose del campo.
In sintesi, è un'esercitazione che merita un posto fisso nella programmazione settimanale: semplice da organizzare, ricca di contenuti e facilmente adattabile al livello del gruppo. Allenare il possesso e il pressing come due facce della stessa medaglia significa preparare i giocatori a vivere la partita per quello che è davvero: una continua alternanza di letture, scelte e reazioni.