Il pressing uomo su uomo è una delle scelte più coraggiose che una squadra possa fare. Funziona solo se ogni giocatore sa con precisione chi deve prendere, quando deve salire e cosa rischia la squadra nel momento in cui accorcia. Molti allenatori lo chiedono in partita (“andiamo a prenderli alti!”) senza averlo mai costruito in allenamento in un contesto che obblighi i giocatori a valutare il rischio. Il risultato si vede ogni domenica: una pressione generosa ma disordinata, che un passaggio verticale ben eseguito manda a vuoto lasciando il portiere solo davanti all’attaccante.
Il problema non è la mancanza di intensità. Il problema è che la pressione individuale viene allenata quasi sempre in situazioni senza conseguenze: possessi chiusi, rondos, giochi senza direzione, dove perdere il duello non costa nulla. In partita, invece, ogni uomo che sale lascia uno spazio alle spalle, e quello spazio va gestito.
La partita a tema che presentiamo nasce esattamente per colmare questa lacuna. Si gioca in un campo esagonale diviso in tre settori, con tre jolly sempre a favore della squadra in possesso e una regola che mette il difensore davanti a un vero dilemma: restare in copertura sul jolly nel settore di finalizzazione oppure entrare nella zona centrale per completare la marcatura a tutto campo e pressare in parità numerica. Nelle prossime sezioni trovi organizzazione, regole, dosaggio per categoria, varianti, errori ricorrenti e le chiavi di lettura che servono all’allenatore per trasformare questa proposta in un vero strumento di lavoro sul modello di gioco.
OBIETTIVO
La finalità primaria dell’esercitazione è allenare una pressione a uomo coordinata in un settore definito del campo, con l’obiettivo di non permettere agli avversari di uscire dalla zona palla. Non si tratta semplicemente di correre addosso al portatore: la squadra che difende deve chiudere le linee di passaggio vicine, accorciare in modo sincronizzato e, soprattutto, decidere collettivamente se accettare il rischio di lasciare libero il jolly nel triangolo di finalizzazione per ottenere la parità numerica nella zona centrale.
Accanto a questa finalità principale emergono obiettivi secondari altrettanto rilevanti. Per la squadra in possesso, il compito è muovere la palla con ritmo e intelligenza per eludere la pressione e trovare il jolly libero o il compagno che si inserisce nel settore offensivo. Questo sviluppa la capacità di uscire dalla pressione attraverso il terzo uomo, il gioco a uno-due tocchi e la ricerca della verticalità al momento giusto. Per i singoli, invece, il lavoro tocca la marcatura preventiva: il giocatore che resta nel settore difensivo deve leggere costantemente posizione della palla, postura del portatore e movimento del jolly, preparandosi a difendere anche nel momento della transizione.
La trasferibilità in partita è diretta. Ogni volta che la nostra squadra decide di aggredire alto la costruzione avversaria, si ripresenta la stessa scelta: il difensore centrale accorcia sull’attaccante che viene incontro o resta a proteggere la profondità? Il terzino sale sull’esterno o rimane stretto? L’esercitazione riproduce questo conflitto in uno spazio ridotto, con densità e frequenza di situazioni molto superiori alla partita.
Dal punto di vista metodologico siamo dentro una partita a tema: una situazione globale, con direzione e finalizzazione, in cui un vincolo strutturale (i settori e i jolly) orienta i comportamenti verso il principio di gioco che vogliamo allenare. Il tema non viene imposto con lo stop continuo, ma emerge dalla logica stessa del gioco.
DURATA
GIOVANISSIMI: tempo totale 18 minuti; 4 serie da 3 minuti e 30 secondi; recupero 1 minuto e 30 secondi tra le serie.
ALLIEVI: tempo totale 20 minuti; 4 serie da 4 minuti; recupero 1 minuto e 20 secondi tra le serie.
JUNIORES: tempo totale 20 minuti; 4 serie da 4 minuti; recupero 1 minuto tra le serie.
PRIMA SQUADRA: tempo totale 20 minuti; 5 serie da 3 minuti; recupero 1 minuto e 15 secondi tra le serie. Per la Prima Squadra si accorcia la singola serie per alzare l’intensità del pressing, che deve avvicinarsi ai picchi di gara: rientri dopo la palla persa in pochi secondi, accorciamenti a velocità massimale e massimo due tocchi nella zona centrale per la squadra in possesso. Il recupero leggermente più lungo serve a preservare la qualità delle accelerazioni, non a ridurre il carico complessivo.
MATERIALE
- Coni o delimitatori (circa 14-16) per disegnare il perimetro esagonale e le linee che separano i tre settori.
- 2 porte regolamentari o mini-porte (5×2 m oppure 3×2 m), una per ciascun settore triangolare.
- Casacche di tre colori: due per le squadre, una distinta per i tre jolly.
- Palloni (almeno 8-10) disposti ai lati del campo per garantire ripartenze immediate.
- Cronometro e fischietto.
- Facoltativo: 2 portieri se si utilizzano porte regolamentari.
GIOCATORI
La configurazione di riferimento è 6 contro 6 più 3 jolly, quindi 15 giocatori di movimento. Il numero minimo per mantenere intatta la logica dell’esercitazione è un 5 contro 5 più 3 jolly (13 giocatori), mentre il numero ideale resta il 6 contro 6 con l’aggiunta di due portieri, per un totale di 17 atleti.
I ruoli specifici si definiscono in base alla zona occupata. In ogni squadra un giocatore assume il ruolo di difensore del settore triangolare, cioè l’uomo che resta a guardia del jolly di finalizzazione e che deve decidere se entrare nella zona centrale. I jolly vanno scelti con criterio: quello centrale dovrebbe essere un centrocampista abile nel gioco a pochi tocchi, mentre i jolly dei settori estremi funzionano meglio se sono attaccanti o giocatori bravi a ricevere spalle alla porta e a calciare rapidamente.
Con i portieri in porta l’esercitazione guadagna realismo nella finalizzazione e nella prima giocata dopo il recupero. Senza portieri si possono usare mini-porte, accettando una finalizzazione più semplice.
Se il numero cambia, si può passare a un 7 contro 7 più 3 jolly allargando leggermente il settore centrale, oppure, con meno giocatori, a un 4 contro 4 più 3 jolly riducendo proporzionalmente lo spazio. In caso di numero dispari si inserisce il giocatore in eccesso come quarto jolly nella zona centrale, abbassando però il livello di difficoltà della fase difensiva.
DESCRIZIONE
L’organizzazione iniziale prevede le due squadre schierate nel settore centrale, ciascuna con un giocatore posizionato nel proprio triangolo difensivo. I tre jolly si distribuiscono uno per settore: uno nel triangolo di una squadra, uno al centro e uno nel triangolo opposto. Il gioco parte con la palla affidata a una delle due squadre nel settore centrale, oppure con un passaggio dell’allenatore da bordo campo.
La squadra in possesso, aiutata dai jolly, cerca di far avanzare la palla verso il triangolo offensivo per andare a segnare. Il gol è valido solo se realizzato dall’interno di quel settore, e può essere segnato in due modi: dal jolly già presente nel triangolo oppure da un giocatore della squadra in possesso che si inserisce in avanti. Questo secondo aspetto è fondamentale, perché obbliga chi attacca a non limitarsi al passaggio verso il jolly, ma a prevedere anche gli inserimenti senza palla, creando una seconda minaccia che il difensore del triangolo deve controllare.
Il cuore dell’esercitazione è la scelta della squadra che difende. Nella zona centrale, contando il jolly che gioca con gli avversari, i difensori si trovano in inferiorità numerica. Per pressare in parità possono richiamare in avanti il giocatore rimasto nel proprio settore difensivo, che entra nella zona centrale e completa l’abbinamento uomo contro uomo. A quel punto, però, nel triangolo resta libero il jolly: se la pressione non è efficace e la palla arriva a lui, il gol diventa quasi inevitabile. È un rischio calcolato, esattamente come in partita quando la linea difensiva sale a metà campo lasciando lo spazio alle spalle.
Il principio metodologico è quindi quello del rischio-beneficio esplicito. I giocatori non vengono istruiti a pressare sempre, né a coprire sempre: devono riconoscere i segnali che rendono conveniente l’aggressione (palla scoperta, portatore spalle alla porta, passaggio lento o all’indietro, giocatore in difficoltà vicino alla linea) e quelli che la sconsigliano (portatore orientato in avanti, linea di passaggio verso il jolly aperta, compagni non ancora in posizione).
Quando la squadra difendente recupera la palla, può servire immediatamente il jolly posizionato nel proprio settore offensivo. Si genera così una transizione rapida, in cui il difensore avversario rimasto nel triangolo deve essere già in marcatura preventiva, con un corretto posizionamento rispetto a palla, uomo e porta. Ogni recupero palla diventa un’occasione da gol, e questo alza in modo naturale l’attenzione di chi attacca sul momento della perdita.
Il comportamento richiesto è diverso nelle due fasi. In possesso servono circolazione rapida, ricerca dell’uomo libero e cambi di ritmo per attirare la pressione e poi colpire dove si è liberato lo spazio. In non possesso servono aggressività sincronizzata, comunicazione costante e capacità di accorciare in diagonale, schermando il passaggio verso il jolly con la corsa curva. Gesto tecnico, scelta e ritmo sono indissolubili: un controllo orientato sbagliato sotto pressione cancella il vantaggio creato dalla circolazione, mentre un accorciamento in ritardo di mezzo secondo vanifica il rischio preso dal difensore che è salito.

AREA DI GIOCO
Il campo ha forma esagonale e si sviluppa su una lunghezza indicativa di 45-50 metri tra i due vertici opposti, con una larghezza massima di circa 30-35 metri nella parte centrale. Le misure vanno adattate al livello: con i Giovanissimi conviene stare sulla parte alta della forbice per dare tempo alla giocata, mentre con la Prima Squadra si può stringere la larghezza per aumentare la densità e la velocità delle letture.
L’esagono si divide in tre settori. Il settore centrale ha forma rettangolare (o leggermente romboidale) e ospita la maggior parte del gioco, con una lunghezza di circa 25-30 metri. I due settori estremi sono triangolari: la base coincide con il lato corto del settore centrale e il vertice si trova verso la porta, collocata in corrispondenza della punta dell’esagono o appena dietro di essa.
Coni grandi segnano i sei vertici dell’esagono, mentre coni piatti più piccoli marcano i lati e soprattutto le linee di separazione tra i settori, che devono essere chiaramente visibili perché sono decisive per stabilire la validità del gol e le possibilità di ingresso.
La logica della disposizione è precisa. La forma triangolare del settore di finalizzazione restringe naturalmente lo spazio verso la porta, costringendo l’attaccante a ricevere in uno spazio limitato e il difensore a lavorare su angoli di copertura reali. La zona centrale ampia, invece, è il terreno della pressione: abbastanza grande da permettere alla squadra in possesso di eludere l’aggressione, abbastanza contenuta da rendere il pressing uomo contro uomo sostenibile.
REGOLE
- Ogni squadra ha a disposizione un solo giocatore nel proprio settore triangolare difensivo; i jolly non contano in questo limite.
- I tre jolly giocano sempre con la squadra in possesso e restano nel proprio settore: uno nel triangolo di sinistra, uno nel centro, uno nel triangolo di destra.
- Il gol è valido solo se realizzato dall’interno del settore triangolare offensivo, dal jolly lì posizionato oppure da un giocatore della squadra in possesso che si è inserito in avanti.
- Nel settore offensivo può entrare un solo giocatore della squadra in possesso alla volta, per mantenere leggibile la situazione di finalizzazione.
- La squadra difendente può far entrare nel settore centrale il giocatore del proprio triangolo per pressare a uomo in parità numerica, accettando di lasciare libero il jolly di finalizzazione.
- Dopo il recupero palla, la squadra può servire direttamente il proprio jolly nel settore offensivo senza obblighi di passaggi intermedi.
- Ripresa del gioco: dopo un gol o una palla uscita si riparte rapidamente con un pallone dell’allenatore alla squadra che non ha segnato, per non abbassare il ritmo.
- Tocchi: libero nella fase iniziale, poi eventualmente vincolato in base alla categoria (vedi varianti).
VARIANTI
Tocchi limitati per la squadra in possesso
Si impone un massimo di due tocchi ai giocatori della squadra in possesso nella zona centrale, lasciando invece libero il jolly. Il vincolo accelera la circolazione e rende più efficace il pressing, perché chi attacca ha meno tempo per proteggere palla o girarsi. Allo stesso tempo obbliga gli attaccanti a preparare la ricezione con lo smarcamento e il controllo orientato. È la variante ideale per Juniores e Prima Squadra, dove la velocità esecutiva deve avvicinarsi a quella di gara; con i Giovanissimi conviene introdurla solo nell’ultima serie.
Tempo massimo per finalizzare
La squadra in possesso deve segnare entro 12-15 secondi dal recupero della palla, altrimenti il possesso passa agli avversari. Questa variante spinge verso la verticalizzazione rapida e valorizza la transizione offensiva, ma ha anche un effetto importante sulla fase difensiva: la squadra che ha appena perso palla sa che deve reggere pochi secondi e quindi è incentivata a una riaggressione immediata anziché a un ripiegamento passivo. Si adatta molto bene agli Allievi e alle Juniores, che hanno ormai le basi tecniche per giocare in verticale sotto pressione.
Bonus per il recupero alto
Se la squadra difendente recupera la palla nella zona centrale e segna entro pochi secondi, il gol vale doppio. Il bonus rende visibile e misurabile il valore del pressing efficace, motivando i giocatori ad aggredire con convinzione. È una variante dal forte impatto motivazionale e didattico, adatta soprattutto ai Giovanissimi e agli Allievi, che rispondono molto bene a regole che premiano un comportamento specifico.
Jolly centrale neutralizzato
Il jolly del settore centrale viene eliminato oppure diventa un giocatore a due tocchi obbligati che non può passare direttamente nel triangolo. La pressione diventa così più accessibile, perché la zona centrale passa da inferiorità a parità numerica anche senza l’ingresso del difensore. È una variante semplificativa, utile nelle prime sedute con i Giovanissimi o quando si nota che la squadra non riesce mai a recuperare palla e si scoraggia.
Ingresso a comando
L’allenatore stabilisce con un segnale (voce o fischio) i momenti in cui il difensore del triangolo può entrare nella zona centrale. In alternativa, la squadra in non possesso deve dichiarare a voce il “trigger” prima di salire. La variante allena la comunicazione collettiva e permette di lavorare su segnali di pressione specifici del proprio modello di gioco, come il passaggio all’indietro o la palla al giocatore spalle alla porta. È particolarmente efficace con la Prima Squadra, dove si può legare il comando ai trigger già usati la domenica.
ERRORI COMUNI
Salire senza i compagni
L’errore più frequente è il difensore del triangolo che entra nella zona centrale mentre i compagni non hanno ancora chiuso le loro marcature. Succede perché il giocatore vede la palla vicina e reagisce d’istinto, senza verificare la situazione complessiva. La conseguenza è che la squadra perde la copertura senza ottenere la parità numerica: un passaggio verso l’uomo libero e il jolly riceve solo nel triangolo. L’allenatore può correggerlo fermando il gioco nel momento esatto dell’ingresso e chiedendo al giocatore di guardarsi intorno: “Chi stava marcando il numero 7?”. Con il tempo si può introdurre la regola che il difensore entra solo dopo un segnale verbale di un compagno.
Pressare frontalmente lasciando aperta la linea verso il jolly
Molti giocatori accorciano in linea retta sul portatore, togliendogli spazio ma lasciandogli libera proprio la linea di passaggio più pericolosa. Accade perché manca la consapevolezza della corsa curva, cioè di un accorciamento che schermi contemporaneamente il passaggio. La conseguenza è che la pressione, per quanto intensa, viene superata con un solo passaggio. La correzione va fatta con un feedback chiaro: “Arriva sulla palla con il corpo tra lui e il jolly”. Utile anche fermare l’azione e far ripetere l’accorciamento corretto un paio di volte.
Marcatura preventiva statica o assente
Il difensore rimasto nel triangolo spesso si posiziona attaccato al jolly ma girato verso la palla, oppure segue il gioco con lo sguardo dimenticando l’avversario. Succede perché per lunghi tratti non riceve stimoli diretti e cala la concentrazione. Il risultato è che, nella transizione dopo il recupero avversario, il jolly riceve senza opposizione. L’allenatore deve chiedere una postura aperta, che permetta di vedere contemporaneamente palla e uomo, e premiare con un feedback positivo l’intercetto sul primo passaggio verso il triangolo.
Possesso lento e prevedibile
Sul fronte offensivo, la squadra in possesso tende a far girare la palla in orizzontale senza mai attaccare lo spazio, consentendo agli avversari di organizzare la pressione con calma. Il motivo è spesso la paura di perdere palla e subire la transizione. La conseguenza è un gioco sterile, in cui il tema difensivo non viene mai davvero messo alla prova. La correzione passa da un vincolo di tempo o di tocchi e da un messaggio preciso: “Il passaggio orizzontale serve ad attirare, non a riposare”.
Inserimenti mancanti
Gli attaccanti si affidano esclusivamente al jolly nel triangolo, senza inserirsi da dietro. Ne deriva una fase offensiva facilmente leggibile per il difensore, che può concentrarsi su un unico avversario. Bisogna richiamare i giocatori sul timing dell’inserimento, chiedendo di partire quando il compagno alza la testa e non quando la palla è già arrivata.
CONSIGLI PER L' ALLENATORE
La prima cosa da osservare è il momento della scelta. Prima di guardare chi vince il duello, guarda quando e perché il difensore del triangolo decide di salire. Se la scelta è coerente con i segnali di gioco, anche un gol subito può essere un episodio accettabile; se la scelta è casuale, anche un recupero fortunato va analizzato. Questo cambio di prospettiva aiuta i giocatori a ragionare sul processo e non solo sul risultato.
Interrompi il gioco solo nei momenti didatticamente forti: un ingresso sbagliato che regala il gol, un accorciamento perfetto che porta al recupero, una transizione in cui la marcatura preventiva fa la differenza. Lo stop deve essere breve, al massimo 20-30 secondi, con una domanda più che con una spiegazione. Per il resto lascia giocare: l’esercitazione ha una logica interna che insegna da sola, e interruzioni frequenti spezzano il ritmo necessario per allenare davvero il pressing.
I feedback più efficaci sono quelli brevi e orientati al comportamento: “Dentro insieme!”, “Schermo sul jolly!”, “Guarda prima di salire!”, “Attira e cambia!”. Evita commenti generici come “Più intensità”, che non indicano al giocatore cosa fare. Durante i recuperi tra le serie puoi invece proporre un confronto rapido con la squadra, chiedendo ai giocatori stessi quali situazioni hanno reso conveniente la pressione.
Per dosare intensità e complessità, parti con tocchi liberi e regole essenziali nelle prime serie, poi aggiungi un vincolo alla volta. Se una squadra domina nettamente, intervieni sullo spazio o sui jolly prima di modificare le regole del pressing, perché il tema principale deve restare intatto.
L’adattamento per categoria segue una progressione chiara. Con i Giovanissimi il focus è sulla comprensione del principio: quando conviene salire, chi copre, come comunicare. Spazio ampio, tocchi liberi e variante con jolly centrale semplificato nelle prime sedute. Con gli Allievi si alza la velocità delle letture e si introducono il tempo massimo per finalizzare e il bonus sul recupero alto. Con le Juniores si lavora sulla qualità tecnica sotto pressione con il vincolo dei due tocchi e su una transizione più rapida dopo il recupero. Con la Prima Squadra si aumenta la densità riducendo la larghezza del campo, si chiedono accorciamenti a velocità massimale, si collegano gli ingressi ai trigger del proprio sistema di pressing e si mantengono serie brevi ad alta intensità, avvicinando il carico cognitivo e fisico a quello delle fasi di gara più intense.
Allenare il pressing uomo su uomo con coraggio e lucidità
Lavorare sul pressing uomo su uomo attraverso questa partita a tema offre vantaggi che vanno oltre la semplice fase difensiva. In termini generali, l’esercitazione abitua la squadra a ragionare in modo collettivo sul rischio: ogni giocatore capisce che la propria scelta individuale ha conseguenze sull’intero blocco, e questo costruisce una mentalità di responsabilità condivisa.
I vantaggi specifici sono numerosi. In non possesso si allenano l’accorciamento sincronizzato, la schermatura delle linee di passaggio, la marcatura preventiva e la comunicazione. In possesso si sviluppano la capacità di uscire dalla pressione, il gioco al terzo uomo, la ricerca della profondità e il timing degli inserimenti. Le transizioni, poi, sono continue e reali, perché ogni palla recuperata diventa immediatamente un’occasione da gol.
Le ricadute sul modello di gioco sono dirette. Una squadra che ha interiorizzato questa logica affronta l’aggressione alta della domenica con maggiore lucidità: i difensori sanno quando possono permettersi di salire, i centrocampisti sanno quando accompagnare la pressione e gli attaccanti capiscono il proprio ruolo nel primo blocco. E quando è l’avversario a pressare, la squadra ha gli strumenti per riconoscere dove si è aperto lo spazio e andarci con decisione.
In sintesi, questa proposta trasforma la pressione individuale a tutto campo da gesto istintivo a scelta tattica consapevole. È un lavoro che richiede pazienza nelle prime sedute, ma che restituisce una squadra più aggressiva, più compatta e soprattutto più intelligente nel decidere quando il coraggio diventa un vantaggio.